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Il numero 6 di menodizero è dedicato al nesso Regole-Università. Il tema è affrontato in modo ampio, da un punto di vista non solo tecnico-istituzionale, ma anche etico, culturale, politico ed economico. Al primo ambito di trattazione (principalmente ma non esclusivamente) si richiamano gli interventi redatti da Adalgiso Amendola, che analizza i nuovi statuti universitari a partire dai modelli di governance scaturiti dalla riforma dell'università, da Andrea Lenzi e Carla Barbati, i quali avanzano delle proposte di riordino del Consiglio Universtario Nazionale, e da Alessandro Pezzella, che invece interpreta il processo di riforma che investe lo stesso organismo. All'ambito etico e culturale si riallacciano le riflessioni di Alessandro Viti, che ci racconta delle aspirazioni dei nuovi intellettuali trenta-quarantenni decisi a lavorare e a confrontarsi oltrepassando gli steccati di un'etica solo individuale, e di Ugo Mattei, che conversando con Gianni Piazza prospetta un'università pubblica regolata dal principio del bene comune. Del legame fra regole, università e politica ragionano invece Francesca Coin, che osserva come alla riorganizzazione taylorista dell'università preceda e consegua la demolizione dei saperi dissonanti, e Walter Tocci, che in un'articolata intervista discute con ricercatori e insegnanti di proposte e politiche volte ad affermare una più equa società della conoscenza. Al rapporto esistente fra economia, regole di mercato e ricerca scientifica si richiama infine l'acuta polemica di George Monbiot, che con ironia ci invita a riflettere sulle disastrose conseguenze dell'imposizione di un regime monopolistico nell'ambito dell'editoria accademica. In ultimo, in controgiornale Silvia Dai Pra' affida ad un chewing-gum il significato di un apologo sulla relatività delle regole. |
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