| A manica larga. Brevi considerazioni sul voto di laurea |
| Insegnare / Ricercare - Analisi | ||||
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Libero Sesti Osséo 13.09.11 |
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L’accademia ha le sue colpe. Quelle più note e dibattute sono spesso le meno gravi. Tra le colpe gravi dell’università c’è la spensierata leggerezza con cui i docenti valutano gli studenti. Tutto il percorso formativo degli allievi è fatto di corsi e verifiche, di esami e di valutazioni. Ma dobbiamo chiederci: con quali esiti? Intendo dire: l’istituzione aiuta a discriminare tra gli studenti, segnalando i più bravi con i voti più alti e graduando opportunamente la preparazione degli altri? L’università mette a punto una valutazione del laureato tale che sia utile al mondo del lavoro? Il primo e il secondo livello Una risposta può essere cercata nella banca dati di Almalaurea. Per i circa 100.000 laureati dell’anno solare 2010 sono riportate nel diagramma che segue le votazioni medie ottenute al diploma (espresse in centesimi) e quelle conseguite alla laurea di primo livello (espresse in cento decimi, valutando 113 il 110 con lode). Il loro voto di laurea medio è di 100,6/110, partendo da un voto medio di diploma di 81,7. Quindi si passa da una valutazione media che, rispetto al massimo del diploma di stato, è di circa 82% a circa il 91% nell’esame di laurea. La figura che segue dà il dettaglio dei risultati medi italiani, suddivisi per gruppi disciplinari. Al secondo livello di laurea, nello stesso anno, i circa 50.000 studenti hanno avuto un voto medio di 108,1/110, partendo da un voto di diploma medio di 85,4. Questi studenti, che sono circa il 50% di quelli precedentemente esaminati e mediamente più bravi, erano infatti valutati meglio del campione precedente nelle loro scuole di provenienza e raggiungevano una valutazione media pari all’85% rispetto al massimo. Alla laurea specialistica la loro votazione media è pari a più del 98% rispetto al massimo.
Sulle valutazioni “leggere” Sono numeri all’ingrosso, ma parlano da soli. È evidente che il sistema universitario italiano tende a valutare al rialzo e in modo troppo livellato i suoi iscritti. Ed è altresì chiaro che la valutazione è tanto meno definita, quanto più è alto il livello raggiunto. Al livello di diploma il voto medio è pari allo 82% del massimo, al livello di laurea di primo livello pari al 91%, al livello di laurea specialistica pari al 98%. Si tratta di un’abdicazione in piena regola ad un ruolo molto importante: se non è l’università ad accertare la bravura dei laureati, chi ne dovrà valutare il merito? Deve spettare al solo mondo del lavoro il compito di selezionare i migliori? E con che strumenti? Secondo quali logiche e finalità? Non si rinuncia per questa via a valutare il merito nel merito? Di certo la tendenza a sopravvalutare i laureati è un effetto della riforma degli ordinamenti degli studi (riforma 3+2 - a sua volta effetto di un più ampio processo di riorganizzazione “produttiva”ed “efficientista” dell’università). Difatti sia nel 2000 che nel 2001, la consultazione della banca dati Almalaurea restituisce un voto medio di laurea di circa 102/110 relativo ai corsi pre-riforma. Altrettanto certamente però le valutazioni “leggere” degli studenti hanno come corrispettivo anche la svalutazione sistematica dei docenti, a tal punto sviliti da ritenere essi stessi inutile l’esercizio accurato e rigoroso del proprio giudizio. Si tratta di una curiosa ma comprensibile dinamica psico-sociale: il voto è tanto più alto quanto più bassa è la considerazione che il docente ha ormai di sé e del proprio lavoro.
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Commenti
Sarebbe interessante confrontare i voti universitari con quelli delle materie affini studiate al liceo.