| Fissare l'eta' pensionabile dei professori a 65 anni |
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Giuseppe Caputo 16.05.10 |
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Il ministro Gelmini è intervenuto sul sistema di reclutamento dei professori e ricercatori universitari con due provvedimenti. Nella legge 1/09 (il cosiddetto blocco del turn-over) ha stabilito che soltanto il 50 % delle risorse liberate dai pensionamenti dei professori potranno essere utilizzate per immettere in ruolo nuovi docenti. Nel disegno di legge di riorganizzazione del sistema universitario (DDL 1905), attualmente in discussione al Senato, si è invece stabilito che prima di entrare in ruolo i giovani ricercatori dovranno affrontare un lungo periodo di precariato (non meno di sei anni, che verosimilmente saranno all’incirca dieci). Inoltre per il passaggio dal ruolo di associato a quello di ordinario solo un terzo dei docenti potrà essere interno al proprio ateneo, gli altri dovranno cambiare sede. Questo insieme di provvedimenti sta creando un forte disagio sia fra i ricercatori quarantenni ancora con contratti precari (i quali vedono sempre più allontanarsi la possibilità dell’immissione in ruolo) sia fra i ricercatori di ruolo (che vedono ridotte drasticamente le speranze di un avanzamento di carriera). Alcuni dati sull’università italiana La situazione appare tanto più grave se si considerano alcuni semplici dati sullo stato della nostra università:
Gli ultimi interventi legislativi in materia di pensionamento Il Governo negli ultimi due anni è intervenuto sul pensionamento del personale accademico con due provvedimenti, con il DDL 1749 e con la Legge 1/09. Nel DDL 1749 ha stabilito che raggiunti i quarant’anni di contributi i ricercatori debbono essere necessariamente pensionati, ma incredibilmente questa disposizione non vale per i professor ordinari ed associati che mantengono le prerogative precedenti. Infine nella legge 1/09 ha stabilito che gli atenei hanno facoltà di non concedere il biennio di proroga ai professori ordinari, abbassando di fatto l’età pensionabile da 72 a 70 anni. Entrambi i provvedimenti tuttavia, non essendo inseriti in un quadro normativo di organica revisione della materia pensionistica, hanno causato una serie di ricorsi al TAR e presso i giudici del lavoro che in alcuni casi hanno dato ragione ai ricorrenti, creando una situazione a livello nazionale disomogenea e per molti versi caotica. In pensione a 65 anni La questione dell’età pensionabile dei professori richiederebbe quindi una disciplina più organica, non impostata unicamente su esigenze immediate di risparmio. Semmai, essa dovrebbe basarsi su una valutazione accurata dell’evoluzione della classe docente e del suo valore scientifico. In passato, l'idea del pensionamento in tarda età era in linea di principio condivisibile, poiché riconosceva ai pochi professori che provenivano da un duro percorso di selezione un valore intellettuale e professionale tale da rendere vantaggioso per il sistema universitario una loro vita lavorativa prolungata. Il ringiovanimento della classe docente - lo si dice ormai da più parti - è necessario per rimettere in moto l'università italiana. Ma esso passa anche attraverso una revisione dell'età pensionabile che per i professori ordinari andrebbe fissata a 65 anni. |
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